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Comparazione fiscale tra le imposte nei sistemi fiscali di Italia e Spagna.

Comparazione fiscale tra le imposte nei sistemi fiscali di Italia e Spagna: In questa pagina vengono illustrate le differenze fiscali tra Italia, Spagna e le isole Canarie facendo notare come la mancanza dell' IRAP in Spagna segni una differenza notevole.

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>> GUIDA PER INVESTIRE IN SPAGNA CON COMPARATIVA FISCALE CON L'ITALIA <<


L'Italia si contraddistingue per essere uno tra i paesi dalla più elevata pressione fiscale a livello  mondiale, che raggiunge una percentuale pari al 55%, ed è seguita in questa graduatoria da paesi come la Danimarca, la Francia, la Svezia, anche se bisogna puntualizzare che questi paesi si collocano molti distanti dal livello d'imposizione italiano.

 

La Spagna, che fa registrare una percentuale complessiva pari al 32,2% per la pressione fiscale, rappresenta uno tra i più interessanti paesi europei per un imprenditore che desidera investire del denaro, per dar vita ad un vero e proprio business  contraddistinto da un'imposizione fiscale conveniente. Per meglio valutare il potenziale di risparmio fiscale in rapporto alla propria iniziativa imprenditoriale, però, è sicuramente indispensabile conoscere alla perfezione le differenze che vi sono tra l'Italia e la Spagna in ambito fiscale.

 

Iniziamo parlando della più famigerata e detestata tra le imposte indirette, vale a dire, l'Imposta sul Valore Aggiunto ovvero l'IVA, e il suo ambito di applicazione: nella penisola iberica, sulle isole Baleari e in quelle adiacenti si applica l'imposta, mentre che nelle Isole Canarie troviamo l'IGIC ovvero l'Impuesto General Indirecto Canario, un regime particolare dedicato a questo territorio, che esclude la presenza della comune IVA.

 

La stessa situazione delle Canarie si verifica per le città autonome di Ceuta e Melilla. L'Italia e la Spagna hanno in comune la percentuale dell'aliquota ordinaria, anche se a partire dal 1° luglio 2013, la penisola italiana passerà al 22%. L'aliquota ridotta è in ambedue i casi del 10% e viene applicata ad alberghi, bar, ristoranti, prodotti alimentari, alcuni prodotti turistici come anche il trasporto dei viaggiatori.

 

Va poi detto che in Italia quest'aliquota è applicata anche per particolari opere di recupero edilizio, compravendita di una seconda o ulteriore abitazione. In Spagna, invece, vediamo l'applicazione di questa aliquota per la compravendita di abitazioni non soggette ad un programma di protezione sociale, come le case popolari.

 

Infine, l'aliquota super-ridotta del 4% è presente in entrambi i paesi, anche se l'impiego è diverso: in Italia è applicata su generi alimentari di prima necessità – come ad esempio, latte e uova – libri, quotidiani e periodici. In Spagna, invece, vediamo la sua applicazione oltre che a quelli citati per l'Italia anche nei medicinali, frutta e verdura e compravendita di abitazioni con protezione ufficiale (VPO).

In Spagna, però, a differenza dell'Italia esiste un regime speciale dell'IVA definito del Recargo de Equvalencia (R.E.), in cui rientrano solo alcune attività di commercio al dettaglio. In questo caso si dovrà pagare ai fornitori oltre alla tradizionale aliquota dell'IVA anche l'R.E. che viene identificato come il 5,2% per ciò che rientra nella categoria dell'aliquota ordinaria, dell'1,4% nel caso dell'aliquota ridotta e, per finire, dello 0,5% per l'aliquota del 4%. Questo regime semplifica in modo notevole la gestione dell'IVA da parte dei negozianti.

 

Ma quali sono le tempistiche per quanto riguarda la liquidazione l'IVA in questi due paesi? In Italia, solitamente, la liquidazione dell'IVA si compie con periodicità mensile, entro il giorno 16 del mese successivo a quello di riferimento alle operazioni commerciali svolte. La stessa modalità è presente in Spagna, solo che in tal caso la liquidazione avviene il 20° giorno del mese.

 

I contribuenti, però, in alcuni casi possono anche decidere di versare il dovuto con la modalità trimestrale: anche in questo caso, l'adempimento va svolto entro il giorno 16 del mese successivo a ciascuno dei tre trimestri solari – 16 maggio, 16 agosto e 16 novembre, mentre che il 4° trimestre si effettua con la dichiarazione annuale. In questo caso, però, è previsto un aggravio d'interessi pari all1%.

 

Nella penisola iberica, si agisce nella medesima maniera – entro il giorno 20 del mese di aprile, 20 luglio e 20 ottobre – sebbene non sia previsto alcun aggravio di interessi. Nel caso del versamento dell'IVA con modalità annuale (è indispensabile presentare un riassunto informativo dell'esercizio), in Italia, la scadenza è fissata per il 16 marzo, mentre in Spagna è il 30 gennaio, e non è richiesto alcun acconto di imposta durante il mese di dicembre, cosa che invece capita in Italia (acconto entro 27 dicembre).

 

Nel caso dei moduli di versamento dell'Imposta sul Valore Aggiunto nel sistema italiano si trova il modulo F24 (versamento mensile), mentre in Spagna si usa il modello 303 (Impuesto sobre el valor Añadido) ed il modello 340 (Declaraciòn informativa de operaciones includa en los libros registro). Per quanto riguarda la liquidazione trimestrale, anche in questo caso, si ha per l'Italia il modello F24, mentre per la Spagna si utilizza il modulo 303. Nel caso di liquidazione iva annuale in Italia, va impiegato il modello di comunicazione annuale dati IVA, mentre in Spagna c'è il modello 390 (Resumen Anual).

 

Nel caso in cui i documenti necessari per la liquidazione non fossero consegnati rispettando i termini prestabiliti, sarà indispensabile regolarizzare la propria posizione pagando la dovuta imposta, gli interessi di mora e la sanzione in misura ridotta. Per coloro che hanno violato tale termine dal 1° febbraio 2011, la sanzione sarà pari al 3% - se pagata entro 30 gg dalla scadenza prevista – oppure al 3,75% per un ritardo superiore di 30 gg. Per quelle inosservanze che sono state commesse fino al 31 gennaio 2011, si applicano sanzioni del 2,5% e 3%.

 

Per la Spagna, invece, nel caso non fosse presentata la richiesta da parte dll'AEAT (Agenzia Tributaria)  vi saranno delle penali così classificate: 5% nel caso in cui il debito è versato entro i 3 mesi successivi dalla scadenza naturale, il 10% se viene fatto il versamento entro i 6 mesi successivi, il 15% entro i 12 mesi successivi ed il 20% se il debito è versato dopo i 12 mesi. Nel caso in cui fosse presentata la richiesta da parte dell'AEAT, la sanzione sarà del 50% della quantità da versare e gli interessi di mora.

 

Regime Canarie

In questo caso si parla di un regime con incentivi fiscali maggiori rispetto al Regime Economico delle Canarie (REF), anche se è indispensabile soddisfare alcuni requisiti per poter usufruire del Regime della Zona Speciale delle Canarie ZEC come i seguenti: la creazione di una sociedad limitada (non sono ammesse imprese individuali), residenza fiscale nelle Canarie di uno degli Amministratori, possedere un domicilio fisico in una zona determinata delle Canarie (niente domicilio virtuale), investimento minimo di 100.000 euro (Las Palmas de Gran Canarias) o 50.000 euro (nel resto delle Isole Canarie),  l'investimento minimo deve esser "recuperato" con l'attività entro i primi 2 anni dall'approvazione di entità ZEC, creare 5 posti di lavoro in 6 mesi e sviluppare un'attività concessa nella ZEC.

 

Per quanto concerne, invece, le operazioni intracomunitarie notiamo delle differenze tra la Repubblica Italiana e la Spagna: difatti, l'Italia richiede la partita IVA, l'iscrizione VIES e le comunicazioni Intrastat degli acquisti e cessioni. La Spagna, invece, richiede la Partita IVA, l'iscrizione VIES, il modello 349 mensile – dichiarazione operazioni intracomunitarie – ed il registro Intrasat degli acquisti e cessioni nel caso in cui nell'anno precedente il volume di operazioni superi i 250.000 euro.

 

Tra gli ulteriori adempimenti fiscali, presenti sia in Italia che in Spagna, troviamo l'IRPEF ovvero l'imposta regionale delle persone fisiche – derivante dal reddito del lavoro, dagli affitti, dalla attività economica ecc – varia in base al reddito imponibile e va ad aggiungersi all'addizionale regionale (1,23%-2,03%) e le addizionali comunali (0,1%-0,8%) e quest'ultime variano in base alla regione e in base al comune. In Spagna, invece, si parla solo del pagamento dell'IRPEF che anch'esso varia in base al reddito imponibile. Per i costi sociali, invece, vediamo una netta differenza tra i due paesi: a carico dell'azienda, difatti, c'è il 36%-45%, mentre gli oneri per le aziende spagnole oscillano tra il 30,80%-37,05%; a carico dei lavoratori, invece, c'è il 9,16%-9,59% in Italia, mentre è il 6,4% in terra iberica.

 

Per quanto riguarda poi l'imposizione dei dividendi, degli interessi e degli utili di tipo patrimoniale, l'Italia si differenzia dalla Spagna giacché li sottopone ad una ritenuta alla fonte con diverse aliquote, piuttosto che prenderle in considerazione per la formazione del reddito imponibile: fino al 25 percento di partecipazione aziendale, l'aliquota è del 20%. Oltre il 25 percento di partecipazione aziendale, l'aliquota varia tra il 23 e il 43 percento. In Spagna, invece, l'imposizione varia a seconda degli importi: fino a 6.000 euro, l'aliquota è del 21 percento; dai 6.000 fino ai 24.000, si pagano 1260 euro e il 25% sulla quota eccedente i 6000 euro. Oltre i 24.000 euro, infine, l'imposizione è pari a 5760 euro, oltre al 27% sulla quota che eccede i 24.000 euro.

 

In merito all'IRES ed all'IRAP è possibile notare che, in Italia, sull'utile di un'impresa vi è un'aliquota del 27,50% più l'IRAP compresa tra il 3,90%-4,97%, anche se va detto che le basi di calcolo dell'imposta sono diverse, con un'imposizione che arriva ad essere pari al 55% (ITALIA). Per quanto concerne la penisola iberica, qui vediamo che oltre all'aliquota IRES oscillante tra il 20 e il 30% (SPAGNA) non vi sono ulteriori imposte sull'utile ottenuto dall'impresa (in Spagna l’IRAP non esiste).

 

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