Tag: Contratti di distribuzione Spa, Contratto d\\\' Agenzia Valencia, Nuova disciplina legislativa
2011-09-14 19:25:24 Fonte

Nell’ordinamento spagnolo il contratto di agenzia è stato regolamentato nel 1992 con Ley n. 12 che ha previsto un indennizzo a favore dell’agente allorquando avviene l’estinzione del contratto di agenzia. Per sommi capi, si può ritenere che questo corrisponda al concetto per cui il produttore beneficerà comunque della clientela apportata dall’agente.

Grazie all'ausilio dell'agente di commercio appunto, diviene possibile per l'azienda produttrice il raggiungimento di un minuziosa collocazione sul mercato dei prodotti e dei beni alla clientela finale. Se così non fosse tale collocazione richiederebbe l’utilizzo di tutt’altre vie distributive, magari meno efficaci dal punto di vista delle vendite, quando non anche più costose per l'azienda stessa. Nonostante l’applicazione in via analogica del criterio indennizzatorio del contratto d’agenzia ai contratti di distribuzione, tale situazione è diventata da lungo tempo un tema molto controverso e discusso in Spagna. Volendo fare un raffronto a livello di diritto comparato, c’è da dire che in Italia i contratti di distribuzione non sono espressamente regolamentati a livello legislativo. La lacuna é colmata dall'integrazione operata della giurisprudenza, che applica le disposizioni di legge previste per contratti equiparabili secondo un’interpretazione estensiva; è così che si fa riferimento, ad esempio, ai contratti di somministrazione e di mandato. Similmente in Spagna dove il contratto di distribuzione è un contratto atipico, nel senso che non è precipuamente regolato e le parti dovranno indicare con estrema accuratezza tutte le condizioni che desiderano al fine di tutelare i propri diritti in caso di conflitto e per il raggiungimento dei propri obiettivi. Conviene ricordare brevemente le definizioni giuridiche di queste figure contrattuali. Il contratto di distribuzione è il contratto per cui una delle parti, il distribuidor, si impegna ad ottenere dall'altra parte, il distribuido, beni generalmente di consumo di massa, al fine del suo inserimento nel mercato, per conto e rischio proprio, stabilendo come controprestazione dell'intermediazione un beneficio o margine di rivendita. Contrariamente, il contratto di agenzia è specificatamente regolato nell’ordinamento spagnolo e contiene norme imperative proprie del Paese o della zona che sono stati dati in concessione all'agente, essendo soggetto ad indennità per la clientela. Sebbene entrambi i contratti hanno per oggetto la migliore commercializzazione dei beni sul mercato, si distinguono, fondamentalmente perché, nel contratto di distribuzione, il distributore compra la merce a proprio rischio e la rivende a prezzo libero; mentre che nel contratto di agenzia, è l’imprenditore iniziale ad essere il proprietario della merce fino a che lo vende ad un determinato prezzo al consumatore quale destinatario finale; l'agente di commercio è un intermediario che, può o non rispondere della buon fine dell'operazione, ma, che, in definitiva, non arriva mai ad essere proprietario della merce, riscuotendo una commissione per la sua mediazione. Sia l’agente che il distributore sono comunque figure professionali indipendenti, senza stabilire una relazione professionale di subordinazione dipendente col imprenditore/produttore. La tesi prevalente è quella di estendere appunto l’indennità ai contratti di distribuzione a causa dei vari punti in comune, soprattutto per quanto riguarda gli effetti e cioè il fatto che i produttori continuano a godere dei benefici che le vendite dei beni comportano grazie alle attività messe in opera sia degli agenti che dai distributori e questa situazione permane anche quando avvenga rescissione contrattuale. E’ anche vero però che se da una parte l'agente di commercio è deputato esclusivamente a promuovere affari in nome altrui, in cambio di una provvigione che percepisce del fabbricante, dall’altra il distributore compera i prodotti per rivenderli sotto la sua responsabilità, basando il suo beneficio sul margine che si assicura tramite la rivendita. Tali discrepanze ostacolano l'applicazione dell'indennità per i clienti che hanno sottoscritto contratti di distribuzione. Questa è la valutazione mossa da una opposta dottrina, muovendo l’argomentazione per cui se gi effetti sono similari, differente sarebbe però la natura giuridica che dà origine a questi istituti. Di recente, e più precisamente nel Marzo di quest’anno, è stata introdotta una legge, la n. 2/2011 sull’Economia Sostenibile, che sembrava fosse risolutiva della questione se non altro nel settore automobilistico e dei veicoli industriali, finché non fosse introdotta una disciplina specifica sui contratti di distribuzione. Alcuni articoli in essa presenti, tra cui la 16° disposizione addizionale, menzionavano non solo l'applicazione automatica dell'indennità, ma considerava nullo qualunque patto contrario. Curioso il fatto che poco tempo dopo, lo stesso dettato normativo veniva negato, quindi tacitamente abrogato, dalla successiva legge, la 7/2011, che cita "Fino all'entrata in vigore della Legge sui contratti di distribuzione commerciale (…) la sedicesima disposizione addizionale della Legge 2/2011 (…) sull’Economia Sostenibile (…), non sarà applicabile e non produrrà alcun effetto giuridico." Allo stato delle cose, il Legislatore ha colto l’esigenza pressante di mettere mano alla situazione e plasmarla secondo regole eque e di giustizia pragmatica, per cui è al vaglio della Commissione ministeriale un disegno di legge su contratti di distribuzione, secondo il quale dovrebbe essere previsto il risarcimento o, se non altro, l’indennizzo al distributore in merito alla propria clientela purché concorrano determinati requisiti. Tra questi l’ipotesi in cui il numero delle operazioni o la massa di clienti del produttore si sia ampliata grazie alla sua attività operativa; il proseguimento dei vantaggi anche a seguito di rescissione o risoluzione contrattuale; infine che viga un patto di non concorrenza previsto come inderogabile clausola contrattuale. Bisogna mettere in evidenza che il disegno di legge specifica che tale formula indennizzatoria assumerà carattere eccezionale, tuttavia è un passo importante innanzitutto perché cercherà di dare uniformità ad una disciplina sino ad ora incerta e controbattuta, secondo poi perché la sua applicazione prevederà ipotesi che precedentemente non erano state tenute in considerazione dalla giurisprudenza. Se inizialmente veniva richiesta la contemporanea simultaneità dei primi due requisiti di cui sopra, quando la nuova disciplina entrerà in vigore, nelle aule di Tribunale sarà sufficiente l’esistenza già di uno solo dei requisiti, tra i quali sarà contemplato anche il terzo succitato, che mai prima era stato vagliato.


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