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2011-10-29 16:52:15 Fonte Abg. Spartaco Furneri

La Legge sull’immigrazione in Spagna.

L’immigrazione è oggi, con certezza, uno dei problemi più difficili e complessi che un paese deve affrontare, soprattutto in un momento di forte crisi economica globale. La Spagna negli ultimi decenni ha mostrato molta attenzione al problema, attuando diversi interventi in materia di politiche migratorie, come del resto un po’ tutti i paesi del sud europeo (Portogallo, Italia, Grecia).

Se in Spagna fino al 1985, l’immigrazione è stata soprattutto europea, nel decennio successivo, si è riscontrato, a seguito dei tanti cambiamenti sociali che vi si sono sviluppati, una nuova immigrazione di tipo extraeuropeo, dovuta principalmente ad un effetto-chiamata del mercato del lavoro spagnolo. La Spagna è passata da poco più di 250.000 stranieri con regolare permesso di soggiorno all’inizio degli anni ’90, a oltre 1.200.000 nel 2002, dei quali solo un terzo era comunitario, fino ad arrivare ad oggi, ai primi nove mesi del 2011 dove si registra un forte crollo dei flussi migratori. Con la crisi e la minaccia di una nuova recessione economica, la Spagna non è più fattore di attrazione per gli immigrati, soprattutto per le popolazione di origine magrebina e sudamericana. I dati sulla popolazione attuale, diffusi dell'Istituto nazionale di statistica (Ine), confermano l'inversione di tendenza anticipata dalle stime, infatti per la prima volta nell'ultimo decennio i primi 9 mesi di quest'anno hanno registrato un saldo in negativo della popolazione immigrata. Dal gennaio al settembre 2011, infatti, sono giunti in Spagna circa 317.500 immigrati, mentre sono stati circa 356.700 quelli che hanno deciso di fare ritorno nei propri Paesi d'origine. Secondo l'Istituto nazionale di statistica, l'esodo si sta producendo in maniera maggiore fra gli uomini che fra le donne, circostanza che indirettamente conferma il dramma della perdita del lavoro che c'è dietro la scelta di ritornare nel Paese d'origine. Tutto ciò premesso, si comprende come inevitabilmente, tale situazione abbia portato le istituzioni spagnole ad intervenire per favorire l’inserimento degli immigrati nella società. La prima legge sulle politiche migratorie in Spagna risale al 1995 ed essa si caratterizzò soprattutto per una scelta molto restrittiva. Successivamente, anche per gli effetti di un’economia più forte, la legge divenne più liberale; nel 2000, però, la Spagna mutuò nuovamente la propria politica sull’immigrazione, e poiché scopo della nuova legge era quello di contrastare l’immigrazione irregolare, si agevolò il meccanismo di espulsione e si fissò il limite massimo di 30 mila permessi di lavoro l’anno. L’avvento nel 2004 del governo Zapatero cambiò nuovamente la politica migratoria della Spagna, infatti in primo luogo, vennero ampliati i canali per l’ingresso nel mercato del lavoro, con la possibilità del lavoro stagionale ed in secondo luogo, venne approvata una nuova sanatoria per tutti gli immigrati con un regolare contratto di lavoro, presenti sul territorio da almeno 3 mesi prima dell’inizio del contratto di lavoro e che non avessero commesso reati penali. Nel 2009 il Parlamento spagnolo ha riformato nuovamente la legge sull’immigrazione, la quarta riforma in otto anni in materia di immigrazione, con l’intento di garantire i diritti fondamentali di tutti gli immigranti che entravano in Spagna. Infatti, con questa riforma, la Spagna ha voluto introdurre un quadro normativo completo di assistenza agli immigrati minorenni (non accompagnati), grazie anche all’aiuto e l’assistenza di ONG ed enti privati; ha rafforzato il sistema dei ricongiungimenti familiari, includendo anche la “coppia di fatto”; ha intensificato la lotta contro l’immigrazione irregolare e definito un quadro di sviluppo delle competenze delle Comunità Autonome in materia di autorizzazione al lavoro, in totale coordinazione con la politica per l’immigrazione. Le maggiori novità introdotte dalla legge di riforma sono state notevoli anche su altri aspetti, in particolare l’aumento del periodo massimo di trattenimento nei centri per gli immigrati irregolari, passato da 40 a 60 giorni; colui che presenta domanda per il ricongiungimento familiare deve avere almeno 5 anni di residenza legale in Spagna, inoltre viene introdotta una limitazione del ricongiungimento familiare ai coniugi, ai discendenti diretti e ai genitori con più di 65 anni, salvo ragioni umanitarie da attuare in casi concreti. Questa legge sanziona anche gli imprenditori che assumono immigranti clandestini, poiché prevede a loro carico le spese di rimpatrio, spese che in precedenza erano a carico dello Stato ed inoltre punisce con una multa fino a 10.000 euro, chiunque promuove la permanenza irregolare di uno straniero. Un altro elemento rilevante a protezione degli immigrati è costituito dal fatto che è previsto, per tutti gli stranieri presenti irregolarmente nel territorio spagnolo, che siano vittime di un aggressione, la concessione di un’autorizzazione provvisoria di residenza e lavoro fine alla definizione del processo; altro elemento di tutela è ravvisato nella lotta contro la tratta delle donne, infatti a loro viene concesso un periodo di riflessione (30 giorni), durante il quale potranno decidere se collaborare con le autorità spagnole nella lotta contro i trafficanti, se la scelta sarà di collaborare, avranno un’autorizzazione di residenza. L’intento della riforma del 2009, si può sintetizzare con le parole dell’allora vice presidente, il ministro Maria Teresa Fernandez De La Vega, che subito dopo l’approvazione, sottolineava come la riforma mira a raggiungere "il consenso, il rigore ed efficacia per l'immigrazione legale, ordinata, integrata, con diritti e obblighi" e che nello stesso tempo si vuole "rafforzare la lotta contro l'immigrazione illegale e promuovere l'integrazione degli immigrati".

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